Cominciamo
dal nome: Halloween viene dall’antico inglese «All Hallows eve», indica cioè la
vigilia della festa di Tutti i Santi o Ognissanti («Hallow» è l’antico modo di
dire Santo, come si vede ancora nel Padre Nostro: «hallowed be thy name», «sia
santificato il Tuo nome»). Questa vigilia è festeggiata fin dall’VIII secolo,
da quando il Papa di Roma Gregorio III sposta al 1° novembre la solennità di
Ognissanti, pare su richiesta di monaci irlandesi; Papa Gregorio VI, su istanza
del Re Franco, estende la festività a tutto l’Occidente nell’835.
Il
collegamento con feste autunnali di origini celtiche risale alla fine del XIX
secolo, quando si inizia a parlare dell’apparentamento di Halloween con Samain
o «la fine dell’estate». Per i Celti, Samain (che cadeva il 1° novembre) era la
festa più importante dell’anno perché celebrava l’inizio dell’anno nuovo;
affinché la terra fosse feconda, i Celti festeggiavano il matrimonio del dio
della tribù con una dea della natura. Si credeva che la vigilia di Samain fosse
un giorno magico in cui accadevano molti fatti strani, come quello di ragazze
tramutate in cigni che riacquistavano l’aspetto umano e potevano tornare a
vedere i loro amanti. I Romani confinarono i Celti nel Nord e nell’Ovest della
Britannia, oltre che in Irlanda, dove poterono continuare a seguire le loro
tradizioni (in Scozia, fino al 1700 si accendevano i «grandi fuochi» di
Beltaine, un’altra festa celtica). Il Cristianesimo si innestò sull’antica
religione pagana trattenendone alcuni aspetti, come i falò e le lanterne.
Spostare al 1° novembre, Capodanno pagano dei Paesi Nordici, la festa di
Ognissanti, a cui presto si unì il ricordo dei defunti, poteva servire anche a
battezzare e risignificare usi e tradizioni. Anche i travestimenti da demoni,
fantasmi e orripilanti zombie (le streghe sono invece una nota spuria:
Halloween non ha niente a che vedere con una «notte delle streghe»), sono più
cristiani che pagani. La festa di Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti
sono parenti stretti non solo nella liturgia, ma anche nell’immaginario
popolare: ci sono dei giorni particolari nel calendario antico, quando il velo
che separa la terra dei vivi e quella dei morti si fa più sottile ed è
possibile che questi ultimi passino di nuovo dalla «nostra» parte.
I primi
attacchi alla festa di Halloween vengono dai Cristiani protestanti
dell’Inghilterra post-riforma. Essi riescono, nel 1647, a far abolire la
cattolicissima festività di Ognissanti. I Cattolici Irlandesi fuggiti in
America un paio di secoli dopo per cercare un luogo di libertà religiosa e un
rifugio dalla carestia, porteranno con sé le ataviche tradizioni.
Alla fine
del XIX e all’inizio del XX secolo, le proteste anti-Halloween avvengono
proprio negli Stati Uniti e sono segnatamente anti-Cattoliche (specificamente
anti-irlandesi). La commercializzazione della festività e la moda dei film
horror degli anni Settanta ed Ottanta contribuiscono a dare una cattiva nomea
alla vigilia di Ognissanti.
La seconda
persecuzione anti-Cattolica di Halloween avviene negli anni Ottanta, condita di
leggende metropolitane come il veleno nei dolcetti o le lame di rasoio nascoste
nei lecca-lecca (negli ultimi decenni negli Stati Uniti solo due bambini sono
morti a causa dei dolcetti di Halloween, ed entrambi sono stati avvelenati – di
proposito – dai genitori). Le accuse di paganesimo e di satanismo, insisti e
insisti, fanno presa, rendendo sospetta la festività nata invece proprio per
esorcizzare la paura della morte e del demonio.
Tanto
potente è l’aggressione culturale e mediatica alla festività, che anche molti
genitori americani di origine cattolica, negli anni Novanta, finiscono per
credere alla propaganda. È da allora che nelle parrocchie cattoliche
d’oltreoceano si cercano delle alternative alla macabra mascherata, come una
festività di ringraziamento per il raccolto (questa sì di origine pagana!), o
una festa con bambini vestiti da angioletti e Santi celebri (tanto per
cristianizzare una festa già cristiana).
In verità,
la festa di Halloween, con il suo contorno funerario, non sarebbe altro che un
modo di insegnare «ritualmente» ai bambini a non aver paura della morte: il
Medioevo convive quotidianamente con la morte e la popolazione ne ha meno
timore da quando il Cristianesimo le ha insegnato che essa non è definitiva, ma
è già stata sconfitta dalla Risurrezione di Cristo. Ogni cattedrale cattolica
nordica ha degli orrendi gargoiles di pietra: mostri sì, ma pietrificati; i
codici miniati e i grandi dipinti nelle chiese sono pieni di demoni che
svolazzano ai margini. Cristo ha vinto la morte e il diavolo, e li ha
incatenati – la morte ha perso il suo pungiglione e ci si può scherzare
insieme: abbaia come un cane alla catena, che a volte, se ti prende di
sorpresa, ti può spaventare, ma non ti può azzannare. Dio stesso si è messo a
girare per gli inferi, abbattendo le porte e liberando i morti.
I defunti di
Halloween tornano per ricordarci che i vivi e i morti non sono così lontani
come alla cultura odierna piace credere: «Quali siete voi, eravamo anche noi; e
come siamo noi, domani sarete pure voi», continuano a dirci i trapassati.
Perciò la festa di Halloween, con le sue lanterne di zucca e i suoi fantasmini
che bussano alle porte, può diventare un potente alleato culturale per parlare
e celebrare la sconfitta del diavolo e della morte, ridotti ormai a ombre di se
stessi, presi in giro anche dai bambini. E dopo le scorribande notturne, non
teniamo i nostri figli lontani da una visita al cimitero, a trovare i cari
morti, quelli veri, di famiglia, che riposano in attesa del risveglio, non per
spaventare, ma per gioire insieme a noi per sempre.

